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Sei a rischio di sanzioni? e la tua attività lo è?

14 domande chiave per stare tranquillo

Leggo diversi articoli che riportano notizie di casi di intossicazione alimentare in strutture alberghiere e ricettive o nei ristoranti, leggo di segnalazioni di cattive condizioni igieniche nelle cucine o nei laboratori di produzione, sequestri di merce avariata, ecc.

Tra i tanti ne cito un paio che mi hanno colpito per la gravità delle conseguenze:

il primo è un fatto accaduto nell’astigiano e si tratta di grave intossicazione con un morto e trenta ricoverati dopo un banchetto di matrimonio (fonte: http://tinyurl.com/yajdnlur)

il secondo è il caso dei ragazzi di Pordenone intossicati dopo la cena al ristorante con riso e sushi (fonte: http://tinyurl.com/ycrev89a)

il terzo riferisce di due giovani in prognosi riservata dopo aver bevuto dell’acqua al bar (fonte: http://tinyurl.com/y9hjyojm).

Potrei continuare ma mi fermo perché è importante dedicare tempo per capire come prevenire, come intervenire prima anziché fare scalpore e percorrere la strada del sensazionalismo… è vero fa spettacolo, ma lascia intatti i problemi e crea sempre più diffidenza negli operatori di settore!

Intervenire prima significa avere chiaro, essere consapevoli di ciò che potrebbe accadere, non in un periodo lontano e remoto, ma nella gestione quotidiana, dove disattenzione, fretta, stanchezza e sottovalutazione del rischio sono sempre di casa.

Spesso da parte degli operatori mi viene rivolta una domanda che potrei semplificare come segue: “Se un cliente che ha consumato nel mio ristorante o ha acquistato nel mio negozio degli alimenti dovesse imbattersi in una intossicazione, di chi è la responsabilità?”.

La mia sensazione è che dietro questa domanda più che l’interesse ad una risposta, qualsiasi essa sia, si nasconda l’aspettativa e la speranza di poter “essere scagionati” , di poter trasferire altrove la responsabilità dell’accaduto, di giocare allo “scarica barile”. E’ un atteggiamento tipico, ma vi devo deludere, NON E’ POSSIBILE!!!

La responsabilità è chiara e i danni, non solo economici, sono notevoli. La norma infatti prevede che:

Tocca al ristoratore, nella figura del Rappresentante Legale, risarcire il danno provocato da cibo avariato o conservato male o trattato senza rispettare le condizioni previste dal sistema di autocontrollo secondo il metodo HACCP”.

Proprio così, qualsiasi mansione tu svolga, anche se non direttamente coinvolto nelle attività di preparazione e/o somministrazione di alimenti, che tu sia proprietario di un ristorante o direttore di un hotel con servizio di ristorazione, nel momento in cui ne hai la Responsabilità Legale, automaticamente sei l’Operatore per la Sicurezza Alimentare (OSA) così come definito dal Reg. CE 178/2002, ovvero “la persona fisica o giuridica responsabile di garantire il rispetto delle disposizioni della legislazione alimentare nell’impresa alimentare posta sotto il suo controllo”. Sei cioè il “capro espiatorio”, sei colui sul quale ricade direttamente la responsabilità del danno causato a terzi!!!

Immagino che starai pensando che per la ristorazione hai uno chef e dei collaboratori che si occupano anche degli adempimenti legislativi. Non lo metto in dubbio, ma la sostanza non cambia. Se lo chef e/o collaboratori non hanno la legale rappresentanza del locale/esercizio in cui lavorano, la responsabilità in solido di qualsiasi evento possa manifestarsi, anche se causato da loro, in prima istanza è in capo al Rappresentante Legale.

Ora immagino che il successivo quesito possa essere: “nel manuale di autocontrollo ho indicato lo chef come responsabile del sistema di igiene e sicurezza alimentare, è sufficiente?”. E’ già un passo ma per risponderti devo chiederti anche: “lo hai redatto tu il manuale di autocontrollo? Sai a quando risale l’ultimo aggiornamento? La delega allo chef è stata formalizzata con una chiara e valida carica liberatoria nei confronti del legale rappresentante?” …e potrei continuare ancora e ancora

E’ evidente che la mia intenzione non è quella di allarmare nessuno, ma è quella di creare consapevolezza. Si tratta anzitutto di essere chiari su circostanze e rischi rispetto alla responsabilità che la Legge attribuisce in modo inequivocabile alla figura del Rappresentate Legale (OSA). E per lui è di importanza vitale conoscere in modo approfondito e dettagliato (ovvero ricevere un’adeguata e corretta formazione) il tema della sicurezza igienica e delle responsabilità annesse a questo ruolo professionale.

Chiarezza e competenza permettono all’OSA di stare tranquillo e per questo ho preparato un questionario di 14 domande che racchiude una Linea Guida, per consentire in piena autonomia di fare un’autovalutazione degli adempimenti per il quale ne è responsabile, evidenziando le sanzioni in caso di inadempienza.

Potrai richiedere il questionario GRATUITAMENTE cliccando qui ==>http://gianpietroboieri.com/contatti/ e scrivere nel messaggio “richiedo questionario OSA”.

Colpevole fino a prova contraria

Un interessante articolo pubblicato da “laleggepertutti.it” che ho riportato sui miei canali social nelle scorse settimane dal titolo“Colpevole fino a prova contraria”, mette in evidenza in modo molto chiaro, come il cliente/consumatore, in caso di malessere dopo aver consumato un alimento, abbia sempre ragione, ovvero, il responsabile della struttura che ha somministrato o venduto quell’alimento, ha sempre torto, finchè non possa provare il contrario.

Spesso abbiamo il pregiudizio che il rispetto delle regole sia complicato e oneroso, ma è altrettanto vero che sia ancor più oneroso in termini economici, penali e reputazionali non rispettarle, a maggior ragione  se ciò comporta un serio rischio per la salute collettiva.

Seppur minima, la probabilità che accada accidentalmente un fatto diretto a creare un pericolo per la salute del cliente è così devastante che, un pubblico esercizio per tutelare la propria esistenza deve essere certo di avere messo in campo tutto il possibile per prevenire tale rischio.

Basta una sola volta, senza appello!

Formazione in relazione al tipo di attività svolta

Ogni addetto del settore alimentare dovrebbe partire da questo principio. Così si fa prevenzione basandosi sulla corretta conoscenza dei pericoli insiti nel proprio ruolo professionale, nella mansione esercitata. Contestualmente ogni responsabile dovrebbe partire dal principio della formazione per sè e per i propri collaboratori, una formazione contestuale e specifica in relazione al tipo di attività svolta nella struttura di appartenenza.

Sono certo che tutti gli operatori del settore abbiano partecipato alla formazione obbligatoria (per intenderci quella sostitutiva dell’ex libretto sanitario), ma sono altrettanto certo che la maggior parte di loro abbia  ricevuto una formazione generica, avulsa dal tipo di attività specifica e di settore. Cosa intendo? se in aula con te c’erano, cuochi, baristi, macellai, pasticceri, ecc… allora ciò che hai ricevuto è quello che io definisco “generico”, ovvero superfluo e a volte inutile ai fini della prevenzione, oltre che non in linea con quanto prescritto dal Reg. CE 852/2004, All. 2, Cap. XII Gli operatori del settore alimentare devono assicurare che gli addetti alla manipolazione degli alimenti siano controllati e/o abbiano ricevuto un addestramento e/o una formazione, in materia d’igiene alimentare, in relazione al tipo di attività

Per me la formazione si basa sulla conoscenza della realtà in cui operano i “partecipanti”, consente loro di adottare un sistema di autocontrollo reale, utile in caso di dubbio, la cui corretta applicazione permette di dimostrare la “prova contraria” in caso di incidente e colpa.

Comincia ora, basta una semplice autovalutazione. Richiedi GRATUITAMENTE il questionario che ho preparato per te lasciando il tuo contatto mail rispondendo nell’area commenti di questo articolo oppure cliccando qui ==>http://gianpietroboieri.com/contatti/ e scrivendo nel messaggio “richiedo questionario OSA”

 

Formare: dare una forma nuova e diversa perché tu possa agire con successo!

 

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