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QUANDO LO “SVILUPPO SOSTENIBILE” PUO’ DIVENTARE OPPORTUNITA’… ANCHE DI BUSINESS

(di Gianpietro Boieri e Andrea Favilli)

Le “risorse” stanno per esaurire

Leggendo un articolo sul tema della sostenibilità, con particolare riferimento all’impatto ambientale della filiera agroalimentare, mi ha colpito un dato risultato da uno studio promosso dal Global Footprint Network (http://www.footprintnetwork.org/):

Il 2 agosto è stato l’Overshoot day, cioè il giorno in cui la quantità richiesta di risorse naturali dell’umanità ha superato quelle che la Terra è in grado di generare nello stesso anno. Nella pratica significa che si consumano sempre più risorse ecologiche di quelle che la natura è in grado di rigenerare, ed emettiamo nell’atmosfera più anidride carbonica di quanto le foreste possano assorbire (fonte: http://www.overshootday.org/)

Da quanti anni sentiamo parlare di sostenibilità, salvaguardia del pianeta, spreco alimentare, ecc. ecc., Vengono svolti congressi internazionali, sottoscritti protocolli, dichiarazioni di impegno eppure, tutti gli anni siamo a discutere di “peggioramento” delle condizioni ambientali.

Non bastano le dichiarazioni, servono le azioni

Bla, bla, bla… tante parole e pochi fatti!!! E’ l’unica spiegazione che riesco a darmi, non vedo altre giustificazioni. Di chi è la colpa? Scommetto che d’istinto la tua risposta (o comunque della maggioranza di chi sta leggendo) è “colpa della Politica”… Anche io d’istinto risponderei così ma, se mi soffermo un attimo a riflettere, la mia risposta alla domanda “di chi è la colpa?” è diversa: “la colpa è nostra”. La politica la sua parte l’ha fatta, bene o male non è questo il luogo per giudicare, ma di fatto gli accordi sottoscritti, gli impegni dichiarati e, in alcuni casi, specifiche normative sono pubblici ed ufficiali. Quindi? Ora tocca passare dalle parole all’azione e a farlo dobbiamo essere noi, nelle nostre azioni di ogni giorno.

La tua obiezione ora potrebbe essere questa: “applicare ciò che viene chiesto per migliorare l’impronta ambientale dei miei prodotti o dei miei servizi ha un costo che va ad incidere pesantemente sul bilancio aziendale”. Non posso darti torto, qualsiasi cambiamento generalmente comporta dei costi, ma con i dovuti accorgimenti puoi trasformare le azioni da costo a beneficio.

Se hai letto alcuni dei miei articoli avrai notato che un principio su cui spesso faccio leva è quello di considerare sempre le conseguenze che un’azione/un cambiamento può comportare al contesto. Proviamo quindi a valutare quali potrebbero essere le conseguenze dei cambiamenti che dovresti mettere in atto per dare il tuo contributo per la riduzione dell’impatto ambientale nella tua attività.

Sicuramente dovresti mettere mano al portafogli: adeguamenti strutturali, nuovi impianti, studi di carbon e water footprint, nuove forme di comunicazione e pubblicità, certificazioni ambientali, ecc. Un primo impatto quindi “negativo” se limitato ad una valutazione di costi. Dall’altro lato però otterremmo una serie di benefici, di immagine ed economici che, se ben valorizzati, comporterebbero un’opportunità di business non indifferente, creando un circolo virtuoso tra investimenti in materia di sostenibilità e benefici per l’ambiente oltre che per il bilancio della tua azienda. Quali sono questi benefici:

  • Miglioramento dell’impronta ecologica dei tuoi prodotti e servizi
  • Risparmio in termini di consumi energetici e di risorse
  • Differenziazione dei prodotti e servizi rispetto alla concorrenza
  • Acquisizione di nuovi clienti, sensibili e attenti all’impatto ambientale dei prodotti e servizi che acquistano
  • Possibilità di accedere a contributi e bonus messi a disposizione dalla Pubblica Amministrazione per incentivare lo sviluppo sostenibile

UN SISTEMA PER SERVIRE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E FARSI PAGARE

Per convincerti voglio segnalarti quella che già potrebbe per te essere una immediata opportunità da non farti scappare, riassumendo ciò che prevede il nuovo Codice degli Appalti Pubblici.

Il Nuovo Codice Appalti, contenuto nel D.Lgs. 50/2016 e s.m.i., ha recepito la strategia europea del Green Public Procurement (GPP), secondo la quale la Pubblica Amministrazione è tenuta ad agevolare e sostenere un’economia più rispettosa dell’ambiente, andando ad acquistare prodotti e servizi sostenibili.

Il GPP costituisce il superamento delle antinomie tra il perseguimento della libera concorrenza e la tutela ambientale, ricercando una possibile integrazione tra i due obiettivi senza il necessario sacrificio dell’uno o dell’altro interesse, per tener fede al principio dello sviluppo sostenibile.

Impulso ad un’economia ecologica

Gli Enti Pubblici sono i maggiori consumatori europei: le amministrazioni pubbliche hanno una spesa annuale pari circa al 14% del prodotto interno lordo dell’intera Unione Europea; l’adozione di criteri ecologicamente orientati per gli acquisti della pubblica amministrazione può dare un impulso concreto alla transizione verso un’economia ecologica.

Quali sono le aziende interessate dalle disposizione del GPP?

A differenza di quanto si possa pensare, non solo le aziende che concorrono agli appalti pubblici sono interessate all’argomento: tutta la catena di fornitura potrebbe trarre enormi vantaggi applicando le disposizioni del GPP. Un esempio? Le aziende agroalimentari che vogliono entrare nel mondo del food service, piuttosto che le aziende che fabbricano prodotti per l’edilizia che forniscono anche indirettamente, facendo parte della catena di fornitura, la pubblica amministrazione.

Secondo l’Art. 34 del Codice, “Le stazioni appaltanti contribuiscono al conseguimento degli obiettivi ambientali previsti …attraverso l’inserimento, nella documentazione progettuale e di gara, almeno delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei Criteri Ambientali Minimi (CAM) adottati con decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare”.

A quali appalti si dovranno quindi applicare questi Criteri Ambientali Minimi?

La risposta è inequivocabile: A TUTTI

Infatti il correttivo al codice degli appalti D.Lgs. 56/2017 risponde: “L’obbligo dell’inserimento dei CAM si applica per gli affidamenti di qualunque importo, relativamente alle categorie di forniture e di affidamenti di servizi e lavori oggetto dei criteri ambientali minimi nell’ambito del Piano di azione del GPP”.

Ad oggi è prevista una soglia minima del 50% del valore a base d’asta a cui è obbligatorio applicare le specifiche tecniche e le clausole contrattuali dei Criteri Ambientali Minimi (CAM); L’obiettivo è di avere entro il 2020 un sistema di Public Procurement integralmente permeato dalle valutazioni relative alla sostenibilità ambientale.

Cosa sono i Criteri Ambientali Minimi (CAM)

I Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono dei disciplinari merceologici adottati con Decreto Ministeriale; sul sito del Ministero http://www.minambiente.it/pagina/criteri-vigore è possibile trovare i criteri per 17 diverse categorie merceologiche e, per il settore della ristorazione collettiva e fornitura di derrate alimentari, è possibile consultare la relazione di accompagnamento allegata al Decreto Ministeriale (http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/GPP/cam_relazione_accompagnamento_ristorazione.pdf) che mette in chiaro nel dettaglio i criteri da adottare.

I CAM in vigore identificano i requisiti ambientali riconosciuti come premianti nelle procedure di appalto in relazione a categorie merceologiche quali: arredi, edilizia, prodotti tessili e calzature, cancelleria ed elettronica, ristorazione collettiva e derrate alimentari, servizi di pulizia e gestione del verde urbano.

Il ruolo delle certificazioni ambientali

Per ogni categoria merceologica sono previsti requisiti di base e requisiti premianti.

I requisiti di base devono essere obbligatoriamente posseduti dall’azienda, pena l’impossibilità di partecipare al bando.

Ad esempio in caso di appalti nella ristorazione collettiva è richiesto che l’azienda abbia Sistema di Gestione Ambientale certificato ISO 14001 o EMAS.

Fra i requisiti premianti compare invece una disposizione molto interessante per le aziende del settore agroalimentare: Il requisito 5.4.2 dei CAM approvati con DM 25 Luglio 2011 relativi al Carbon Footprint prevede la possibilità di assegnare dei punteggi premianti all’offerente che si impegna ad utilizzare, nell’esecuzione del servizio prodotto, alimenti caratterizzati dalla minore quantità di emissioni di gas a effetto serra nel ciclo di vita. Lo strumento di prova di tale requisito è l’esibizione di una Dichiarazione Ambientale di Prodotto.

La Dichiarazione Ambientale di Prodotto, o EPD (Environmental Product Declaration) è un documento con il quale si comunicano informazioni oggettive, confrontabili e credibili relative alla prestazione ambientale di prodotti e servizi e viene verificata e convalidata da un organismo indipendente che garantisce la credibilità e veridicità delle informazioni contenute nello studio LCA e nella dichiarazione.

Il possesso di una EPD costituisce e costituirà sempre di più un vantaggio competitivo per qualificare i propri prodotti nella catena di fornitura degli Appalti della Pubblica Amministrazione.

Ora ti è chiaro come sia una reale opportunità prendere in considerazione un mercato come quello della Pubblica Amministrazione (che ricordo pesare per il 14% della spesa dell’intera UE)?

Scrivimi e lasciami il tuo contatto, ti terrò informato se interessato a questo o altri argomenti. Potrò consigliarti professionisti specializzati in questa materia. Potrai farmi domande e sarai ricontattato entro 24 ore e se lo riterrai utile potrai concordare un appuntamento con me.

ti aspetto

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